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Vacanze termali Ischia

Appena iniziata la primavera ed ancora non hai programmato le vacanze termali estive? Ma lo sai che sei in forte ritardo? Per approfittare delle migliori offerte, delle migliori promozioni, vivere le location più belle, questo è il momento perfetto per prenotare le vacanze termali a Ischia.

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Ischia offre centinaia di posti meravigliosi, decine di terme, fonti termali e acque strepitose, ma ancor di più è l’offerta ricettiva, tra hotel, ristoranti e semplici bed & breakfast.

Districarsi in questa vera e propria giungla, seppur paradisiaca, può essere un inferno soprattutto per i turisti dell’ultima ora o per coloro che non conosco a fondo l’isola d’ischia e le sue terme.

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Da ottimi conoscitori di Ischia sicuramente per quanto riguarda i prezzi di alberghi, in questo periodo si possono trovare parecchie offerte interessanti in tutti i luoghi dell’isola partendo da Ischia Porto fino ad arrivare ad Ischia Sant’angelo, passando poi per casamicciola e forio.

Considerando poi Ischia offre ben cinque centri termali: Castiglione a Casamicciola, Negombo a Lacco Ameno, Poseidon a Forio e Aphrodite e Tropical a Sant’Angelo. Io personalmente consiglierei, in quel periodo, Poseidon o Aphrodite.

Nel caso in cui voi poi cercaste una zona che possa offrirvi anche un po di movida serale, c’è sicuramente Ischia Porto che però non offre nelle vicinanze un parco termale, il più vicino è il Castiglione a circa 4 Km di distanza.

In merito ad hotel con le terme, ve ne sono molti, specialmente in zona Ischia Porto e Casamicciola…per quanto riguarda i prezzi poi…da verificare, visto che qualche hotel, nonostante il periodo, non ribassa i prezzi.

Ad ogni modo, come alberghi o residence carini ed economici ci sono Macapà, Europa, Villa Maria per Ischia Porto, Bristol e antares a lacco ameno, a forio il Villa Carolina, Paco Residence e Zi Carmela, a Sant’angelo invece ci sono Loreley, Casa Rosa e Hotel Conte. Scusa ma per adesso mi vengono solo questi hotel, che però sono tutti senza terme incluse.

Vacanze termali ischia

10 consigli per una vacanza termale Ischia

Sempre più persone non si accontentano della semplice vacanza a Ischia o a Ibiza, mare, sole, ombrellone e risveglio muscolare con il solito animatore finto-simpatico che le sveglia alle sei di mattina con la macarena sparata a tutto volume nelle casse.

Sono finiti i tempi delle vacanze semplici e fini a se stesse: prendo l’hotel, il mare è bello, il primo volo si parte e quel che accadrà poi si vedrà. Niente affatto!

Oggi il vacanziero tipo si vuole divertire, ma anche rilassare, vuole tutti i comfort, ma anche la riservatezza e la tranquillità. Vuole essere coccolato, ma con stile, educazione e professionalità. Oggi la vacanza è una cosa seria.

In pochi lo hanno capito, ma quelli più bravi riescono ad offrire un’esperienza di prima qualità a chi desidera fare una vacanza indimenticabile.
Tanti di coloro che sanno offrire una vacanza del genere si trovano ad Ischia, luogo storico di strutture turistiche attente alla soddisfazione del turista ed è dalla loro capacità di saper fare turismo che qui elenchiamo 10 buoni consigli per un’indimenticabile vacanza termale a Ischia:

  1. Non fermarsi ai primi risultati di Google per la ricerca terme Ischia oppure hotel Ischia terme.
  2. Le terme di Ischia sono belle tutte, non un parco termale sì ed un altro no.
  3. Vivere Ischia e le sue terme tutto l’anno e non solo durante i periodi estivi.
  4. Anzi, scegliere le terme di Ischia durante i mesi meno battuti è ancora meglio.
  5. Vivere la vacanza termale ad Ischia come un momento di disintossicazione.
  6. Tutte le zone di Ischia sono fantastiche e da scoprire.
  7. Ischia ha angoli magnifici, difficile da raggiungere, ma paradisi terrestri.
  8. Le terme a Ischia sono la storia, quindi lasciarsi avvolgere dal fascino e dal mistero
  9. Anche i grandi capi di stato fanno le vacanze termali a ischia
  10. Perfino la padrona d’Europa Angela Merkel fa le vacanza termali ischia

merkel vacanza termale

Se si seguono gli otto punti sopra elencati vi possiamo garantire che realizzerete un sogno, vivrete una magnifica vacanza termale, finalmente capirete come rinascere a nuova vita grazie ad Ischia e alle sue terme meravigliose.

 

I flussi turistici nelle località termali

Alcune caratteristiche del movimento turistico delle terme Ischia

Secondo i dati Istat relativi al 2006 nelle località a prevalente caratterizzazione termale (e del benessere) si è concentrato il 3,6% degli arrivi ed il 3,8% delle presenze rilevate su tutto il territorio nazionale, pari, rispettivamente, a 3,350 milioni ed a 13,9446 , per una permanenza media che corrisponde a 4,2 giorni, leggermente superiore alla media nazionale di 3,9 giorni. Più precisamente gli arrivi di italiani e stranieri nelle stazioni termali sono pari al 3,8% ed al 3,4% del totale nazionale e le presenze al 4,1% ed al 3,3%. Poiché si concentrano nel comparto il 2,5% degli esercizi ricettivi ed il 2,9% dei posti letto, il loro tasso di utilizzazione è maggiore di quello medio nazionale, come conseguenza di una stagionalità un po’ più allungata che va da aprile ad ottobre (è da rilevare come recentemente molte strutture termali abbiano avviato un’attività di tipo annuale). La percentuale di arrivi stranieri nelle località termali rispetto al totale rilevato è pari al 41,9% a fronte del 37,7% delle presenze, per una permanenza media che rispettivamente di 3,7 giorni rispetto ai 4,5 degli italiani. Si tratta di percentuali un po’ inferiori alla media nazionale che vede una incidenza della componente straniera pari al 44,3% ed al 42,8%. A livello nazionale la permanenza media corrisponde a 3,8 giorni per gli stranieri ed a 4,1 giorni per gli italiani. In realtà l’incidenza degli stranieri e dovuta, in buona parte, ai molti clienti che alloggiano nelle località termali, ma, come è stato detto, per motivazioni diverse. Tenendo presenti i limiti di queste valutazioni quasi la metà delle presente termali, 46,7%, si concentra nel Nord Est ed il 35,4% nel Centro, per un totale dell’82,1%. Ridotto appare il peso nel Mezzogiorno che raccoglie il 12,5% del movimento indicato dall’Istat, e del Nord Ovest 5,4%. La permanenza media appare assai diversa perché oscilla dai 3,3 giorni del Centro, ove è ridotta dal movimento d’arte presente nelle località termali, ai 5,5 giorni del Mezzogiorno, mentre nel Nord ovest corrisponde a 4,0 giorni e nel Nord est a 4,9. Secondo la classificazione ISTAT più della metà delle presenze nelle località termali (50.9%)si concentra in due regioni: Toscana (27,6%) e Veneto (23,3%); seguono Emilia R. (10,4%), la provincia di Bolzano ed il Lazio.

Le località termali si caratterizzano anche per una forte incidenza della componente alberghiera presso la qual si concentra circa il 90% del movimento (90,8% degli arrivi e 90% delle presenze), mentre per il movimento complessivo nazionale le rispettive percentuali sono dell’81,7% e del 67,7%. Anche su questo punto, tuttavia, è opportuna una precisazione perché le statistiche ufficiali ISTAT non prendono in considerazione il movimento nelle abitazioni per vacanza, presso le quali si concentra, di fatto, la parte maggiore del movimento nazionale7 . Considerando l’evoluzione storica che si è verificata dal 2000 al 2006 si può verificare che, secondo i dati Istat che classificano come termale tutto il movimento che si verifica nelle località ove si ritiene prevalga questa componente, le presenze riscontrabili presso le località termali tradizionali diminuiscono da 15,487 milioni a 13,944 ad un tasso medio annuo del – 1,7%, mentre gli arrivi aumentano da 3,161 milioni a 3,350 milioni, ad un tasso medio annuo dell’1,0%. In realtà più che di movimento termale appare opportuno parlare del movimento turistico delle località termali, comprensivo anche degli altri turismi praticati. Tale movimento, rispetto al movimenti turistico totale rilevato in Italia passa dal 4,6% al 3,8%, diminuendo di anno in anno.

Da notare che in Campania è praticamente assente la componente extralberghiera, che incide solo per lo 0,5% del movimento. A livello nazionale indice per l’11% e mostra un andamento positivo con un aumento delle presenze delle destinazioni termali del 3,6%, dovuto all’aumento degli agriturismi e dei B&B, mentre le presenze alberghiere diminuiscono del 2,3%.

Il turismo termale

Per capire come l’attività degli stabilimenti termali diventa turismo è opportuno distinguere fra alcune categorie fondamentali. Nelle località termali sono considerati curandi coloro che effettuano le prestazioni termali presso uno stabilimento a ciò deputato, siano essi residenti o frequentatori giornalieri che provengono da località vicine oppure clienti che alloggiano presso gli esercizi ricettivi. Sono turisti tutti coloro che, per qualsiasi motivazione, alloggiano in una località termale. Quando un curando è anche turista viene più propriamente chiamata curista, come composizione delle due parole curando e turista.

Le categorie dei fruitori

La valutazione del puri movimento turistico termale non è facile perché molti soggetti soggiornano per altre motivazioni e perché molti curandi non sono turisti. In non poche località è la presenza di curandi non turisti a rappresentare la prima voce di entrata degli stabilimenti termali. Da questo punto di vista si può rilevare che la presenza di curisti in Campania è nettamente prevalente a Ischia, mentre nelle località delle terraferma l’incidenza dei curandi non turisti è maggiore. Analogamente i frequentatori degli stabilimenti possono essere distinti in termalisti che frequentano le terme tradizionali e clienti benessere; il loro incrocio determina la classe del benessere termale.

Gli stabilimenti termali

L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di stabilimenti termali, soprattutto grazie alla sua particolare conformazione geologica, ricca di fenomeni vulcanici. Gli stabilimenti risultano però concentrati in alcune regioni. Complessivamente nel 2006 sono stati attive 380 imprese termali in 170 destinazioni comunali, articolate in modo assai diversificato, in quanto molte, nei casi di Ischia e delle Campania (114 unità), delle Terme Euganee e del Veneto (110 unità), sono strutture di piccole dimensioni, quasi sempre anche esercizi ricettivi. La distribuzione fra le varie aree e regioni di riferimento è condizionata poprio dalla forte incidenza degli stabilimenti presso gli esercizi ricettivi. Le regioni con il più alto numero di stabilimenti termali sono la Campania (114) e il Veneto (110), seguite nell’ordine dall’Emilia-Romagna (24), dalla Toscana (22), dal Lazio (18) e dalla Lombardia (16). Per Campania e Veneto, vista la particolarità dell’offerta, fondata proprio sugli alberghi termali, il fenomeno è difficilmente quantificabile in quanto molte prestazioni sono comprese all’interno dei pacchetti di offerta e non vengono rilevate.

Gli stabilimenti di maggiore dimensione appaiono distribuiti in maniera abbastanza uniforme su tutto il territorio nazionale, mentre quelli di minore dimensione sono concentrati in Campania (isola di Ischia) e nel Veneto (comuni di Abano e Montegrotto). Nell’Italia settentrionale, si registra una massiccia concentrazione di stabilimenti nel bacino termale euganeo, che comprende cinque comuni della provincia di Padova: Abano, Battaglia, Galzignano, Montegrotto e Teolo. Questi comuni contano complessivamente più di 100 alberghi che erogano trattamenti termali, quasi sempre in regime di convenzione con il SSN. Essi rappresentano il punto di forza dell’economia locale, anche perché attraggono ogni anno quasi 245 mila turisti stranieri, provenienti soprattutto dalla Germania (il 43% del totale), dall’Austria (21%), dalla Svizzera (9%), dalla Corea del Sud (7%) e dalla Francia (5%). In tali strutture vengono sfruttate le proprietà terapeutiche dei fanghi e delle acque, che trovano utile impiego nel trattamento di numerose affezioni reumatiche, dermatologiche e ginecologiche. Più a Sud si trovano rinomati stabilimenti termali sia in Emilia-Romagna che in Toscana. Si tratta in genere di impianti di grandi dimensioni, circondati da un ricco patrimonio ambientale, storico e artistico, che utilizzano le risorse idriche per la cura di molteplici patologie e che, accanto alle tradizionali prestazioni di natura sanitaria, hanno notevolmente sviluppato l’offerta di trattamenti estetici e per il benessere. Storicamente, i primi ad interessarsi delle proprietà terapeutiche delle sorgenti tosco-emiliane furono gli Etruschi, che avevano già imparato a canalizzare l’energia idraulica e persino ad estrarre sali curativi dai bollenti soffioni dei laghi boraciferi. Oggi, queste sorgenti costituiscono un’importante fonte di reddito e di occupazione per la popolazione residente, tenuto conto che i 4,9 milioni di presenze presso gli esercizi ricettivi delle località termali tosco-emiliane generano un volume di ricavi totali stimabile in circa 500 milioni di euro all’anno, senza considerare l’indotto. Nel Mezzogiorno, il territorio maggiormente interessato da fenomeni idrotermali è quello campano dei Campi Flegrei, che comprende la zona costiera di Napoli, il golfo di Pozzuoli, l’entroterra cumano e le isole vulcaniche di Ischia, Procida e Vivara. È questa un’area particolarmente ricca di sorgenti di acqua sulfurea e di grotte con vapore naturale, che fin dal II secolo a.C. vennero sfruttate per il trattamento di molte affezioni croniche e che attraggono oggi consistenti flussi turistici. Se si escludono l’isola di Ischia, le Terme Euganee e Merano, molto ridotta è la presenza di stranieri che praticano cure termali e/o del benessere. Numerosi turisti stranieri pernottano nelle località termali italiane per visitare le città d’arte italiane, come si verifica a Montecatini Terme, a Chianciano o presso le stesse Terme Euganee. In particolare il movimento straniero prevale nettamente a Montecatini T., ma rappresenta una quota minima delle frequenze degli stabilmenti termali. non per recarsi presso gli stabilimenti e beneficiare delle diverse.

Per quanto riguarda la forma giuridica delle aziende, incrociando le elaborazioni di Federterme con le informazioni desunte dall’ultimo Censimento generale dell’industria (anno 2005), si evince che il 93% delle aziende termali sono organizzate in società ed il restante 7% assumono altra forma giuridica (imprese individuali, cooperative, ecc.). Fra le società spiccano quelle per azioni e quelle a responsabilità limitata, che rappresentano rispettivamente il 40 e il 39% del totale.

Dalle terme al turismo della salute

Nella terza edizione del Rapporto sul turismo italiano (anno 1988) fu presentato un capitolo dal titolo Dal turismo termale al turismo della salute, replicato ed ampliato al convegno di Budapest dell’AIEST del 1989 con il titolo From thermalism to health tourism. Queste due pubblicazioni, che proponevano l’integrazione fra terme e benessere e la concezione di benessere termale come valore aggiunto, determinarono una serie di reazioni negative sintetizzabili nell’accusa di eresia, in particolare anche da parte dei gestori delle terme locali. L’accusa era di propendere verso una concezione di benessere, più precisamente di benessere termale e di contaminare il soggiorno termale con quello turistico. Tale scelta avrebbe portato allo “snaturamento” dell’attività termale, perciò si trattava di un ragionamento da rifiutare in toto. In realtà l’atteggiamento degli addetti nasceva dalle difficoltà della situazione, ed in particolare dalla perdita di credibilità che il comparto stava assumendo verso il Servizio Sanitario Nazionale, dipendeva poi anche dall’atteggiamento superficialmente interessato con il quale, fino a pochi anni prima, erano stati prevalentemente gestiti gli stabilimenti termali, ed in particolare quelli ex Eagat. In particolare poiché, per giustificare l’effettuazione delle cure, bastava mostrare la prima e l’ultima impegnativa, molti, nel frattempo, facevano altre vacanze. Tale possibilità fu impedita da diverse restrizioni che si verificarono a partire dalla metà degli anni Ottanta, ed in particolare dalla limitazione ai casi di effettiva necessità della concessione di un periodo aggiuntivo di ferie per cure termali, mentre prima chiunque effettuasse le cure ne aveva diritto. Nel caso delle terme di Tivoli, la restrizione della possibilità di fruire di un periodo aggiuntivo di ferie per l’effettuazione delle cure termali portò, in due anni, ad una diminuzione di oltre il 70% dei frequentatori e, qualche anno dopo, alla chiusura degli stabilimenti, poi riaperti solo ad inizio degli anni Duemila. In realtà, come indicato in un articolo comparso su Ilsole24ore dell’ottobre 19955 , la gestione dell’attività termale era completamente fuori dal mercato; erano istituzioni che si aggiungevano e talvolta si contrapponevano ad altre e come tali non soggette alle regole del mercato. L’appartenenza e la identificazione con il Servizio Sanitario Nazionale portavano ad escludere qualsiasi forma di marketing perché dal SSN era proibita la pubblicità; allo stesso modo la gran parte delle entrate era determinata dai contributi dello stesso SSN, per cui questa era la principale voce di entrata che si voleva preservare. Vi era la dichiarata preoccupazione che un maggiore orientamento al benessere avrebbe potuto determinare una contaminazione delle terme come presidio sanitario, con il rischio che il SSN non avrebbe più riconosciuto il comparto termale. Il benessere stava di fatto diventando un vero e proprio “mercato della salute”: era proprio questa l’eresia che non si accettava. La conseguenza è stata che tale comparto, che aveva nelle terme il proprio contesto naturale, si è sviluppato in modo del tutto autonomo fuori dal contesto termale, con le beauty farm e i centri benessere, fino ad arrivare ad essere una delle principali innovazioni del modus vivendi di oggi.

benessere termale

In realtà l’opzione a favore del benessere termale si è verificata prima presso alcune terme minori, alcune delle quali allora marginali. Nessuna delle grandi terme nazionali ex Eagat ed ex Iri, fino a tutti gli anni Novanta, è stata toccata da questo processo, mentre molteplici delle cosiddette terme minori si sono orientate al benessere termale godendo di un forte sviluppo ed aumentando la loro fama, come nei casi – per limitarsi alla Toscana – di Grotta Giusti di Monsummano Terme, di Saturnia o di Fonteverde a San Casciano dei Bagni. Ora la convinzione della necessità di un connubio fra terme e benessere, e la conseguente concezione di turismo termale, sono ampiamente accettate, ma il ritardo con il quale si è determinato tale riorientamento ha inciso negativamente su alcune delle principali destinazioni termali.