Classificazione delle acque minerali

E’ un problema antico. Possono essere classificate in maniera diversa a seconda che si considerino come parametro le proprietà terapeutiche od igieniche speciali, oppure le caratteristiche chimiche, chimico-fisiche. In base alla definizione che considera le acque minerali come curative, una classificazione ideale dovrebbe rispondere a principi terapeutici. Ne sono state proposte da Guidi (1938): acque diuretiche, purgative, antiflogistiche o risolventi, ricostituenti; da Pisani (1956): acque stimolanti, sedative, risolventi, ricostituenti; e più recentemente da Federici (1979): acque diuretiche stimolanti e/o equilibranti, purgative, antiflogistiche risolventi, toniche ricostituenti, depurative-disintossicanti. A parte la necessità di adeguamento e di verifica della terminologia nell’ottica della farmacologia contemporanea, anche tali classificazioni, in definitiva, considerano l’effetto curativo prevalente e fanno riferimento ad una «precedente» classificazione chimica. Riguardo alla concentrazione salina si fa riferimento al residuo fisso ottenuto a 180°C (Marotta e Sica); in base alla sua quantità per litro le acque minerali si distinguono in:

  • Acque oligominerali: con residuo non superiore a mg 200/L.
  • Acque mediominerali: con residuo superiore a 200 mg/l e inferiore a g l/L.
  • Acque minerali (propriamente dette): con residuo superiore a g l/L

Tale classificazione non deve generare confusione: essa riguarda il contenuto «in minerali» dell’acqua minerale; pertanto anche le acque oligominerali e le mediominerali sono per la legge italiana «acque minerali», essendo usate per le loro proprietà terapeutiche o igieniche speciali. Riguardo alla composizione salina, pur tenendo conto di quanto è stato detto a proposito della struttura dell’acqua e delle soluzioni e dell’importanza degli elementi in traccia, riteniamo che una classificazione chimica che valuti i componenti più importanti sia ancora oggi utile. Concettualmente, in termini di farmacologia generale, lo studio della composizione chimica delle acque minerali corrisponde alla farmacognosia. I criteri di classificazione chimica considerano in primo luogo la presenza di un anione preponderante quantitativamente; questo criterio consente di distinguere:

  • se prevale l’anione bicarbonato, (HCO3) – : acque bicarbonate;
  • se prevale l’anione solfato, (SO4) 2- : acque solfate;
  • se prevale l’anione cloruro, (Cl- ): acque clorurate o salse;
  • se prevale l’anione solfidrile, (SH- ): acque solfuree; ecc.

La caratterizzazione chimica è completata dal catione prevalente. In genere si tratta di cationi alcalini (Li, Na, K, Rb, Cs, Fr) o alcalino-terrosi (Be, Mg, Ca, Sr, Ba, Ra) con prevalenza di Ca, Mg, Ra.

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