Medicina termale e fisiopatologia dell’apparato urinario

E’ un argomento di grande interesse sul quale esistono numerose osservazioni sin dal secolo scorso. L’idropinoterapia, che consiste nel bere una determinata quantità di acqua minerale in determinate condizioni di temperatura, orario, tempo e ritmo, è la modalità di cura più usata in questo settore. Ha antiche tradizioni di uso e di efficacia clinica e trova indicazione nel trattamento della litiasi urinaria, nelle infezioni delle vie urinarie, in pazienti con recente intervento chirurgico o litotrissia, nella gotta e nell’iperuricemia. L’impostazione esatta della terapia generale in queste malattie prevede un vero e proprio piano d’azione nell’arco di numerosi anni e forse di un’intera vita. E’ in tale piano che, accanto alla somministrazione di farmaci, di interventi chirurgici, di litotrissia, etc., sulla base di una diuresi mantenuta permanentemente elevata con acqua di fonte o con acque minerali, si dovranno prescrivere cicli di cure termali, ripetuti con frequenza e modalità aderenti al singolo caso. Solamente in questa vasta visione terapeutica l’impiego dei mezzi di cura idrologici, come di ogni altro mezzo curativo, sarà espressione di una razionale mentalità terapeutica e non di un più o meno scettico tentativo, in genere sommantesi, in un caotico conglomerato di cure, ad altri tentativi con risultati incerti o, nella migliore delle ipotesi, solo temporaneamente efficaci. Nella calcolosi urinaria le cure sono sempre indicate a meno che non esistano ostacoli all’eliminazione dell’urina e controindicazioni di carattere generale, cardiopatia scompensata, insufficienza renale, ipertensione arteriosa, gastropatia ulcerosa in fase attiva, insufficienza respiratoria grave, cirrosi epatica, altro. Le possibilità di successo terapeutico sono accresciute da un’esatta diagnosi di malattia e dalla localizzazione del calcolo. Le acque minerali utilizzate sono le oligominerali, le bicarbonato-alcaline, le solfato-calciche-magnesiache, le cloruro-sodiche. Gli effetti favorevoli riguardano aumento della diuresi con diluizione dell’urina e conseguente riduzione della concentrazione dei sali litogeni e quindi della sovrassaturazione urinaria: effetto contrastante la comparsa e l’aggravarsi di talune infezioni batteriche; effetto sul pH urinario; modificazioni degli inibitori della cristallizzazione; effetto meccanico con lavaggio delle vie escretrici urinarie; aumento della motilità ureterale; eliminazione di piccoli calcoli e renella; effetto litolitico; azione preventiva sulle recidivepost-chirurgiche dopo trattamento con litorissia extracorporea e terapia percutanea e ureterorenoscopia. L’effetto più evidente che segue all’ingestione di acque oligominerali è l’aumento dell’eliminazione urinaria di acqua e soluti, incrementando la diuresi. Questo deve essere caratterizzato da uno o più dei fenomeni seguenti in rapporto alla singola bevuta o al ciclo di cura, in confronto ad acqua di rubinetto o a soluzione artificiale isoosmotica: eliminazione urinaria di acqua superiore all’acqua ingerita a parità di tempo, eliminazione più rapida dell’acqua ingerita; quest’ultima proprietà va considerata soprattutto in rapporto all’intero ciclo di cura.

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Calcolosi urinaria

Questi effetti dipendono dai peculiari meccanismi di azione delle acque oligominerali renali; infatti essendo delle soluzioni ipotoniche vengono velocemente assorbite dall’apparato gastroenterico, determinando un’ipotonia plasmatica a cui consegue, per diluizione, una inibizione della secrezione dell’ormone antidiuretico e quindi riduzione del riassorbimento facoltativo di acqua a livello del tubulo collettore. Inoltre l’aumentata volemia inibisce il sistema renina-angiotensina-aldosterone con riduzione del riassorbimento tubulare del Na+ , verrebbe inoltre attivato il cosiddetto fattore natriuretico atriale. Ricerche cliniche controllate hanno evidenziato la più rapida comparsa dello stimolo minzionale in seguito all’ingestione di acqua oligominerale rispetto all’assunzione di acqua di fonte.

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