Medicina Termale e Malattie Reumatiche

Le cure termali delle reumoartropatie (tab. 1) si fondano sull’uso di particolari mezzi naturali conosciuti anche come peloidi che in Italia sono rappresentati quasi esclusivamente dai fanghi e di acque minerali usate per bagni in vasca, in piscina e sottoforma di docce (1, 7, 28). Nell’ambito dei mezzi naturali adoperati per la cura delle artropatie sono annoverate anche le grotte naturali (tab. 2 ). II valore terapeutico del calore applicato al corpo è noto da molti secoli. La balneoterapia è probabilmente il metodo più vecchio e le numerose testimonianze storiche pervenuteci dimostrano inequivocabilmente come questa pratica fosse molto usata già nei tempi antichi in particolare in quelle condizioni che comportavano un interessamento sintomatologico dell’apparato muscolo scheletrico. Anche se i cultori della terapia termale sono d’accordo nel ritenere che il calore induca una riduzione del dolore ed un miglioramento della funzione dell’apparato locomotore, rimane ancora oggi poco conosciuto il meccanismo d’azione attraverso il quale essa svolge la sua attività terapeutica. Pur tuttavia, le ricerche rivolte soprattutto allo studio del meccanismo d’azione della fangobalneoterapia, sembrano dimostrare che gli effetti benefici osservati possano essere ricondotti a modificazioni biologiche che si determinano durante il trattamento termale. I risultati che si possono registrare con questa pratica terapeutica non sono dovuti esclusivamente all’aumento di temperatura che si determina dopo l’applicazione del mezzo termale, ma anche agli effetti benefici derivanti dagli altri componenti del fango che sono l’acqua minerale con i componenti ionici in varia concentrazione in essa disciolti e la quota organica rappresentata dal cosiddetto humus, derivante dall’attività biologica di microrganismi e alghe che si sviluppano rapidamente e ampiamente nel materiale inorganico d’origine. II fango maturo, pronto per l’uso terapeutico, è un mezzo caldo-umido che presenta delle caratteristiche di omogeneità e plasticità che gli consentono di aderire in modo uniforme alla cute e di mantenere a lungo la sua temperatura negli strati più interni impedendo altresì importanti variazioni termiche del fango stesso in virtù della sua elevata capacità termica. L’organismo, per effetto dello stress termico, modificando il circolo ematico superficiale determina una vasodilatazione che incrementa l’apporto di sostanze nutritive e attiva nel contempo l’allontanamento delle sostanze cataboliche. Alla fine di una fangatura la temperatura cutanea aumenta di qualche grado e successivamente anche quella corporea (fino a 37.5°C). E’ state calcolato che alla fine di una singola fangatura l’individuo può perdere fino a 600-800 cc di acqua e fino al 3-5% di sodio. Infatti, le variazioni della temperatura e del circolo ematico comportano anche scambi elettrolitici attraverso una intensa sudorazione senza evaporazione, che riduce la dispersione di calore. Molte reazioni biologiche possono essere ricondotte proprio alle variazioni elettrolitiche transmembrana. Infatti, durante l’applicazione di calore è dimostrabile un passaggio di ioni attraverso la cute, in particolare attraverso i follicoli piliferi e le ghiandole sudoripare, che non potrebbe realizzarsi se nella composizione del fango non fosse presente acqua minerale con diversa composizione e contenuto di ioni. Accanto a questi effetti l’organismo mette in atto altri meccanismi che implicano una stimolazione ipofisaria e cortico-surrenalica. Alcuni studi hanno documentato che alla fine del ciclo di fangatura si determina un aumento dei 17 chetosteroidi urinari, mentre altri hanno messe in evidenza un aumento della concentrazione plasmatica di beta endorfina (9), che comporterebbe un aumento della soglia del dolore che spesso si manifesta durante la terapia termale. Oltre a questo effetto analgesico fugace, è stato ipotizzato che la ridistribuzione di beta endorfina che si verifica verosimilmente a livello del SNC, in particolare nell’ipotalamo, determinerebbe anche un aumento della soglia di stimolazione del centro termoregolatore rendendo meglio tollerabile lo stress termico. Infatti non è pensabile che gli effetti benefici, che si osservano a distanza dal termine di un ciclo di fangobalneoterapia, possano essere ascritti solo alle variazioni della concentrazione plasmatica di beta endorfina; è da ritenersi piuttosto che essi siano in relazione con la riduzione delle contratture muscolari antalgiche e con il miglioramento del trofismo tissutale. Tenuto conto infatti che un ciclo di cura termale comprende in media 12 fanghi e 12 bagni attuati in 15 giorni è possibile tuttavia che gli aumenti ripetuti, anche se transitori, della betaendorfina possano comportare un progressivo miglioramento della sintomatologia articolare e muscolo-tendinea. Questi effetti attribuibili all’effetto analgesico rendono meglio tollerabili le altre pratiche terapeutiche (bagni, massaggi, chinesiterapia) che di norma completano il ciclo di cura termale. Si prospettano inoltre interessanti correlazioni tra beta-endorfina, ACTH e sistema immunitario. Recettori specifici per la beta-endorfina sono stati scoperti in alcune sottopopolazioni linfocitarie e nel complesso terminale della cascata del complemento (15, 25). D’altro canto sia la beta endorfina che l’ACTH possono essere prodotti anche dai linfociti e interferiscono, alle concentrazioni plasmatiche che sono misurate durante lo stress, con la funzione T linfocitaria (27). Noti sono gli effetti dell’ACTH sulla diminuzione del ricircolo dei T linfociti, così come quelli della beta endorfina che influenza l’attività delle Natural Killer e potenzia l’attività dei T suppressor (20, 26). Queste azioni fanno prospettare l’ipotesi che la beta endorfina e l’ACTH determinino anche effetti immunomodulatori (25) e questo dato appare di particoiare rilievo nei pazienti affetti da patologia reumatica in cui spesso sono documentabili alterazioni del sistema immunitario. E’ tuttavia da segnalare che questa suggestiva ipotesi necessita di conferme, tenuto conto che alcuni autori in uno studio su volontari sani non hanno potuto dimostrare alcuna influenza della fangobalneoterapia sui livelli di linfociti circolanti e delle diverse sottopopolazioni (6). Modifiche di altri ormoni (FSH, LH, ACTH, prolattina etc.), che si autolimitano al cosiddetto periodo di reazione al fango, sono spesso associate a variazioni che riguardano un aumento più duraturo di altre sostanze endogene quali ad esempio la calcitonina, che tra l’altro può contribuire a migliorare la sintomatologia dolorosa per il suo effetto analgesico (5). La balneoterapia in vasca, che segue immediatamente la fangoterapia, unisce agli effetti analgesico, miorilassante e sedativo legati al calore, quello dovuto all’assorbimento di alcuni gas o di ioni disciolti nell’acqua termale.

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