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Terme e Turismo

Terme e turismo: gli effetti della crisi

Il comparto termale sta attraversando un momento di grave difficoltà in quasi tutti i paesi europei; da un lato a causa delle restrizioni imposte alla sovvenzione delle cure da parte dei servizi sanitari, dall’altro perché si è in presenza di un prodotto da ringiovanire che solo in parte ha assorbito le tendenze derivanti dal comparto parallelo del benessere. Oggi si sta vivendo la sesta generazione dell’attività termale, quella della “Medicina del Benessere”: il prodotto si articola in una serie di attività che implicano la partecipazione attiva e convinta del soggetto che, pur all’interno di certe regole e di certi schemi di massima, può combinare e decidere le modalità di fruizione delle prestazioni. Inoltre, la fruizione sensitiva può essere sia l’oggetto specifico del soggiorno, sia una pertinenzaintegrazione con altri turismi, così come accade, ad esempio, nel caso di convegni e, più in generale, di eventi che associano alla motivazione principale del soggiorno la pratica di esperienze di benessere. Nell’ambito della sesta generazione rientra anche il recupero in atto e la rivalutazione delle cure termali occidentali, contrapposte a quelle orientali. A questa evoluzione corrisponde quella scientifico-formale del passaggio dalla Idrologia Medica alla Medicina Termale e del Benessere. In presenza di un forte e generalizzato aumento della clientela benessere a partire dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, si è sviluppata una linea interna agli stabilimenti che si identifica come benessere in ambiente termale, mentre per benessere termale si intende tutta l’offerta degli stabilimenti termali comprensiva sia delle cure tradizionali che di tutti gli altri trattamenti praticati. I grandi cambiamenti che sono avvenuti nelle destinazioni termali, e in particolare in quelle di più grande tradizione, sono stati in gran parte nascosti dal fatto che i clienti tradizionali per prestazioni curative sono stati sostituiti da clienti con altre motivazioni turistiche, in particolare da visitatori esteri che alloggiano nelle località termali per la visita alle vicine città d’arte. Con questo paper ci proponiamo di fare una valutazione del termalismo e del turismo delle località termali, con la consapevolezza, provata dalle ricerche e dalle analisi effettuate nei precedenti anni, che fra i due aspetti non vi è coincidenza, perché in diversi casi le destinazioni che hanno visto diminuire arrivi e presenze dei clienti termali si sono orientate a valorizzare altre motivazioni come quelle d’arte, culturali e d’affari.

Montecatini Terme e alcune delle altre grandi destinazioni termali: i grandi cambiamenti della clientela.

Sono noti i vasi di Montecatini Terme, di Fiuggi e delle Terme Euganee che svolgono una funzione di ricettività aggiuntiva rispetto alle vicine città d’arte di Firenze, Roma e Venezia. È noto anche che la crisi che ha riguardato il comparto propriamente termale, cure assistite e assistibili dal SSN, è di lunga deriva, essendo iniziata ad inizio degli anni Ottanta senza mai trovare una controtendenza affidabile. Tutte le volte sembra di trovarsi di fronte a un cahier de doleance, ma è questa la realtà delle cose: una realtà rimasta nascosta dal forte sviluppo dei turismi non termali. Basta prendere come esempio il caso delle Terme di Montecatini, fra le più note e famose in Italia per rendersi conto dei grandi cambiamenti realizzati anche in termini di movimento turistico. Le presenze termali della città di Montecatini mostrano un andamento tendenzialmente positivo dal dopoguerra fino ai primi anni Ottanta per poi incontrare un periodo turbolento di cali e crescite fino al verificarsi di un assestamento verso il basso frutto dei cambiamenti in atto a seguito della sostituzione della clientela termale con altre tipologie di clientela. A fronte di questi nuovi clienti internazionali la città vede comunque, pur fra continue discontinuità, una tendenza ancora positiva, sebbene i clienti e le prestazioni termali continuino a diminuire.

La diminuzione risulta davvero drammatica per le prestazioni ritenute più soft come le cure idropiniche e inalatorie, mentre è più contenuta per le altre, pur essendo sempre negativa.

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Le prestazioni assistite dal Servizio Sanitario Nazionale.

La metodologia

Per valutare l’andamento nel 2011 e le prime tendenze in corso nel 2012, sono stati raccolti i relativi dati tra i mesi di giugno e luglio; nei mesi di agosto e settembre è stata effettuata una verifica attraverso alcuni colloqui con testimonials privilegiati per verificare le tendenze nel breve e medio periodo. È stata svolta anche un’analisi dei bilanci delle società termali. Hanno collaborato attivamente circa i due terzi delle terme toscane, fra le quali le più grandi. Lo schema di rilevazione della scheda è rimasto praticamente invariato rispetto all’anno precedente, con l’esclusione dalle valutazioni sugli arrivi e sulle prestazioni delle piscine termali, che sono ricompresse, invece, nelle valutazioni dei bilanci aziendali. La struttura del questionario è divisa in sei sezioni: Sezione A – Arrivi, con rilevazione di quelli termali tradizionali e di quelli benessere, esclusi quelli per le piscine termali; Sezione B – Prestazioni termali e benessere: quelle termali sono state divise nelle singole prestazioni mentre quelle benessere sono considerate nel loro complesso, in quanto non rilevate in modo evidenziato; Sezione C – Piscina termale: prestazioni per cure e trattamenti medici e per benessere e trattamenti estetici; Sezione D – Occupazione, con l’individuazione del numero dei dipendenti a tempo indeterminato, degli stagionali e di altre collaborazioni esterne.

Il trend

Il trend delle terme toscane dal 2005 al 2012 rileva molte diversità riscontrabili a livello di singoli stabilimenti e delle destinazioni, ma con un’inequivocabile tendenza di fondo alla riduzione del numero degli arrivi di curandi termali. Fino al 2010 questa tendenza è stata compensata, almeno in parte, dall’aumento del comparto benessere, mentre dal 2011 anche il benessere, per gli effetti della crisi economica in atto, ha visto una diminuzione che al momento può considerarsi di tipo congiunturale . È certo comunque che nel 2011 rispetto all’anno precedente per la prima volta, dopo un quarto di secolo di continuo sviluppo, il numero degli arrivi del comparto termale è diminuito dello 0,8% mentre il termalismo tradizionale, quello sovvenzionabile dal Servizio Sanitario Nazionale è diminuito, in una percentuale minore pari al -0,2%, come effetto di un aumento dello 0,2% delle prestazioni alle quali contribuisce il SSN e di una diminuzione del -0,7% degli arrivi dei clienti che pagano in proprio le prestazioni ricevute, definiti come privati. Fra questi rientrano anche i clienti che effettuano una seconda prestazione pagata in proprio oltre a quella sovvenzionata dal SSN: Tale andamento trova conferma anche nelle analisi a livello macro effettuate con i dati del Ministero della Salute che, pur in un diminuzione generale della somma erogata dal Servizio Sanitario Nazionale a livello regionale, per la Toscana al contrario rileva un aumento. Per il 2012 le prime stime effettuate indicano un calo più accentuato sia degli arrivi che delle prestazioni termali tradizionali e un calo molto più accentuato, intorno al 5% dei clienti benessere.

Il benessere termale

Per benessere termale si intendono le prestazioni che sono praticate all’interno degli stabilimenti termali comprendendo sia quelle termali tradizionali, generalmente convenzionate con il servizio sanitario nazionale, sia quelle propriamente del benessere, anche quando non usano una base termale, purché siano effettuate in ambiente termale. Per prestazioni o cure tradizionali si intendono le cure da sempre praticate presso le terme, riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale. Per benessere in ambiente termale si intendono i trattamenti benessere, dai massaggi, al fitness ed alle terapie orientali e innovative (percorsi sensoriali, terapia dell’uva ecc.) prestate in ambiente termale.

Turismo termale e del benessere termale e turismo delle località termali

Parliamo in modo differente di turismi delle località o delle destinazioni termali e di turismo termale e del benessere termale: i turismi che fanno riferimento ad una destinazione termale per il pernottamento possono essere molteplici, mentre il turismo termale è quello specificatamente dovuto alla effettuazione delle cure, praticato dai cosiddetti curandi, che, in quanto anche turisti, possono essere definiti curisti, come appare nel precedente focus.

I flussi turistici nelle località termali

Alcune caratteristiche del movimento turistico delle terme Ischia

Secondo i dati Istat relativi al 2006 nelle località a prevalente caratterizzazione termale (e del benessere) si è concentrato il 3,6% degli arrivi ed il 3,8% delle presenze rilevate su tutto il territorio nazionale, pari, rispettivamente, a 3,350 milioni ed a 13,9446 , per una permanenza media che corrisponde a 4,2 giorni, leggermente superiore alla media nazionale di 3,9 giorni. Più precisamente gli arrivi di italiani e stranieri nelle stazioni termali sono pari al 3,8% ed al 3,4% del totale nazionale e le presenze al 4,1% ed al 3,3%. Poiché si concentrano nel comparto il 2,5% degli esercizi ricettivi ed il 2,9% dei posti letto, il loro tasso di utilizzazione è maggiore di quello medio nazionale, come conseguenza di una stagionalità un po’ più allungata che va da aprile ad ottobre (è da rilevare come recentemente molte strutture termali abbiano avviato un’attività di tipo annuale). La percentuale di arrivi stranieri nelle località termali rispetto al totale rilevato è pari al 41,9% a fronte del 37,7% delle presenze, per una permanenza media che rispettivamente di 3,7 giorni rispetto ai 4,5 degli italiani. Si tratta di percentuali un po’ inferiori alla media nazionale che vede una incidenza della componente straniera pari al 44,3% ed al 42,8%. A livello nazionale la permanenza media corrisponde a 3,8 giorni per gli stranieri ed a 4,1 giorni per gli italiani. In realtà l’incidenza degli stranieri e dovuta, in buona parte, ai molti clienti che alloggiano nelle località termali, ma, come è stato detto, per motivazioni diverse. Tenendo presenti i limiti di queste valutazioni quasi la metà delle presente termali, 46,7%, si concentra nel Nord Est ed il 35,4% nel Centro, per un totale dell’82,1%. Ridotto appare il peso nel Mezzogiorno che raccoglie il 12,5% del movimento indicato dall’Istat, e del Nord Ovest 5,4%. La permanenza media appare assai diversa perché oscilla dai 3,3 giorni del Centro, ove è ridotta dal movimento d’arte presente nelle località termali, ai 5,5 giorni del Mezzogiorno, mentre nel Nord ovest corrisponde a 4,0 giorni e nel Nord est a 4,9. Secondo la classificazione ISTAT più della metà delle presenze nelle località termali (50.9%)si concentra in due regioni: Toscana (27,6%) e Veneto (23,3%); seguono Emilia R. (10,4%), la provincia di Bolzano ed il Lazio.

Le località termali si caratterizzano anche per una forte incidenza della componente alberghiera presso la qual si concentra circa il 90% del movimento (90,8% degli arrivi e 90% delle presenze), mentre per il movimento complessivo nazionale le rispettive percentuali sono dell’81,7% e del 67,7%. Anche su questo punto, tuttavia, è opportuna una precisazione perché le statistiche ufficiali ISTAT non prendono in considerazione il movimento nelle abitazioni per vacanza, presso le quali si concentra, di fatto, la parte maggiore del movimento nazionale7 . Considerando l’evoluzione storica che si è verificata dal 2000 al 2006 si può verificare che, secondo i dati Istat che classificano come termale tutto il movimento che si verifica nelle località ove si ritiene prevalga questa componente, le presenze riscontrabili presso le località termali tradizionali diminuiscono da 15,487 milioni a 13,944 ad un tasso medio annuo del – 1,7%, mentre gli arrivi aumentano da 3,161 milioni a 3,350 milioni, ad un tasso medio annuo dell’1,0%. In realtà più che di movimento termale appare opportuno parlare del movimento turistico delle località termali, comprensivo anche degli altri turismi praticati. Tale movimento, rispetto al movimenti turistico totale rilevato in Italia passa dal 4,6% al 3,8%, diminuendo di anno in anno.

Da notare che in Campania è praticamente assente la componente extralberghiera, che incide solo per lo 0,5% del movimento. A livello nazionale indice per l’11% e mostra un andamento positivo con un aumento delle presenze delle destinazioni termali del 3,6%, dovuto all’aumento degli agriturismi e dei B&B, mentre le presenze alberghiere diminuiscono del 2,3%.

Il turismo termale

Per capire come l’attività degli stabilimenti termali diventa turismo è opportuno distinguere fra alcune categorie fondamentali. Nelle località termali sono considerati curandi coloro che effettuano le prestazioni termali presso uno stabilimento a ciò deputato, siano essi residenti o frequentatori giornalieri che provengono da località vicine oppure clienti che alloggiano presso gli esercizi ricettivi. Sono turisti tutti coloro che, per qualsiasi motivazione, alloggiano in una località termale. Quando un curando è anche turista viene più propriamente chiamata curista, come composizione delle due parole curando e turista.

Le categorie dei fruitori

La valutazione del puri movimento turistico termale non è facile perché molti soggetti soggiornano per altre motivazioni e perché molti curandi non sono turisti. In non poche località è la presenza di curandi non turisti a rappresentare la prima voce di entrata degli stabilimenti termali. Da questo punto di vista si può rilevare che la presenza di curisti in Campania è nettamente prevalente a Ischia, mentre nelle località delle terraferma l’incidenza dei curandi non turisti è maggiore. Analogamente i frequentatori degli stabilimenti possono essere distinti in termalisti che frequentano le terme tradizionali e clienti benessere; il loro incrocio determina la classe del benessere termale.

Gli stabilimenti termali

L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di stabilimenti termali, soprattutto grazie alla sua particolare conformazione geologica, ricca di fenomeni vulcanici. Gli stabilimenti risultano però concentrati in alcune regioni. Complessivamente nel 2006 sono stati attive 380 imprese termali in 170 destinazioni comunali, articolate in modo assai diversificato, in quanto molte, nei casi di Ischia e delle Campania (114 unità), delle Terme Euganee e del Veneto (110 unità), sono strutture di piccole dimensioni, quasi sempre anche esercizi ricettivi. La distribuzione fra le varie aree e regioni di riferimento è condizionata poprio dalla forte incidenza degli stabilimenti presso gli esercizi ricettivi. Le regioni con il più alto numero di stabilimenti termali sono la Campania (114) e il Veneto (110), seguite nell’ordine dall’Emilia-Romagna (24), dalla Toscana (22), dal Lazio (18) e dalla Lombardia (16). Per Campania e Veneto, vista la particolarità dell’offerta, fondata proprio sugli alberghi termali, il fenomeno è difficilmente quantificabile in quanto molte prestazioni sono comprese all’interno dei pacchetti di offerta e non vengono rilevate.

Gli stabilimenti di maggiore dimensione appaiono distribuiti in maniera abbastanza uniforme su tutto il territorio nazionale, mentre quelli di minore dimensione sono concentrati in Campania (isola di Ischia) e nel Veneto (comuni di Abano e Montegrotto). Nell’Italia settentrionale, si registra una massiccia concentrazione di stabilimenti nel bacino termale euganeo, che comprende cinque comuni della provincia di Padova: Abano, Battaglia, Galzignano, Montegrotto e Teolo. Questi comuni contano complessivamente più di 100 alberghi che erogano trattamenti termali, quasi sempre in regime di convenzione con il SSN. Essi rappresentano il punto di forza dell’economia locale, anche perché attraggono ogni anno quasi 245 mila turisti stranieri, provenienti soprattutto dalla Germania (il 43% del totale), dall’Austria (21%), dalla Svizzera (9%), dalla Corea del Sud (7%) e dalla Francia (5%). In tali strutture vengono sfruttate le proprietà terapeutiche dei fanghi e delle acque, che trovano utile impiego nel trattamento di numerose affezioni reumatiche, dermatologiche e ginecologiche. Più a Sud si trovano rinomati stabilimenti termali sia in Emilia-Romagna che in Toscana. Si tratta in genere di impianti di grandi dimensioni, circondati da un ricco patrimonio ambientale, storico e artistico, che utilizzano le risorse idriche per la cura di molteplici patologie e che, accanto alle tradizionali prestazioni di natura sanitaria, hanno notevolmente sviluppato l’offerta di trattamenti estetici e per il benessere. Storicamente, i primi ad interessarsi delle proprietà terapeutiche delle sorgenti tosco-emiliane furono gli Etruschi, che avevano già imparato a canalizzare l’energia idraulica e persino ad estrarre sali curativi dai bollenti soffioni dei laghi boraciferi. Oggi, queste sorgenti costituiscono un’importante fonte di reddito e di occupazione per la popolazione residente, tenuto conto che i 4,9 milioni di presenze presso gli esercizi ricettivi delle località termali tosco-emiliane generano un volume di ricavi totali stimabile in circa 500 milioni di euro all’anno, senza considerare l’indotto. Nel Mezzogiorno, il territorio maggiormente interessato da fenomeni idrotermali è quello campano dei Campi Flegrei, che comprende la zona costiera di Napoli, il golfo di Pozzuoli, l’entroterra cumano e le isole vulcaniche di Ischia, Procida e Vivara. È questa un’area particolarmente ricca di sorgenti di acqua sulfurea e di grotte con vapore naturale, che fin dal II secolo a.C. vennero sfruttate per il trattamento di molte affezioni croniche e che attraggono oggi consistenti flussi turistici. Se si escludono l’isola di Ischia, le Terme Euganee e Merano, molto ridotta è la presenza di stranieri che praticano cure termali e/o del benessere. Numerosi turisti stranieri pernottano nelle località termali italiane per visitare le città d’arte italiane, come si verifica a Montecatini Terme, a Chianciano o presso le stesse Terme Euganee. In particolare il movimento straniero prevale nettamente a Montecatini T., ma rappresenta una quota minima delle frequenze degli stabilmenti termali. non per recarsi presso gli stabilimenti e beneficiare delle diverse.

Per quanto riguarda la forma giuridica delle aziende, incrociando le elaborazioni di Federterme con le informazioni desunte dall’ultimo Censimento generale dell’industria (anno 2005), si evince che il 93% delle aziende termali sono organizzate in società ed il restante 7% assumono altra forma giuridica (imprese individuali, cooperative, ecc.). Fra le società spiccano quelle per azioni e quelle a responsabilità limitata, che rappresentano rispettivamente il 40 e il 39% del totale.